Volterra è una città unica. Da sempre arroccata sul suo alto colle e mai servita da quelle che sono state e sono le prinicipali vie di comunicazione nazionali e regionali, essa manifesta nelle più significative testimonianze del suo passato i segni di un millenario isolamento. Ogni civiltà e ogni periodo storico hanno, però, lasciato in lei tracce significative con monumenti e creazioni artistiche di alto livello e incomparabile fascino.
Volterra è una città d'arte della Toscana, unica ed irripetibile, dove lo stesso paesaggio così mutevole nell'alternarsi delle stagioni contribuisce ad esaltarne l'alone di mistero, di solitudine e di romantica tristezza che la pervade. E' una città di pietra perchè di pietra sono le strade, le sue torri, i suoi palazzi e le sue mura austere.
Tutto è fatto di pietra giallo-grigia, il panchino, da cui spesso affiorano conchiglie di rara bellezza. E di pietra, d'alabastro, è anche il suo artigianato. La provenienza del nome "alabastro" è certamente egizia, e forse deriva dalla città di Alabastrom, celebre anticamente per la fabbricazione di vasetti e di anfore destinati a conservare i profumi.
L'alabastro gessoso, quello che viene lavorato in Volterra ed in particolare quello estratto dal sottosuolo di Castellina Marittima, si è formato nel periodo miocenico in seguito ad un processo di sedimentazione e concentrazione del solfato di calcio contenuto nelle acque marine. Si tratta di una candida pietra che per la sua particolare morbidezza si presta ad essere più facilemente lavorata del marmo, e quindi è adatta a riprodurre in scala ridotta certi motivi ornamentali ricchi di dettagli, e a ritrarre nei particolari il volto umano, secondo i canoni estetici che dominavano indirizzi dell'arte classica.
Quasi fosse una pietra degli dei, gli etruschi se ne servivano per costruire sarcofaghi e urne cinerarie con ricche decorazione raffiguranti l'immagine del defunto insieme a scena di vita quotidiana, ad immaginarvi viaggi nell'oltretomba e ad episodi famosi della mitologia greca. In questo loro artigianato, gli etruschi usavano solo l'alabastro più pregiato, quello privo di impurità, lo coloravano superficialmente con sostanze minerali, e certe volte lo ricoprivano di sottilissime lamine d'oro. Si può parlare di una vera diffusione dell'alabastro a livello quantitativo e qualitativo solo agli inizi del 1700, quando si cominciarono a produrre oggetti di ottimo livello che fecero conoscere l'alabastro al mondo intero.
Secondo una relazione del Granducato di Toscana, nel 1780 operavano a Volterra 9 botteghe artigiane, ma nel 1830 il numero di laboratori salì a oltre 60, ed ebbe inizio il fenomeno dei "viaggiatori". Erano questi produttori volterrani che battevano con i loro prodotti di alabastro le varie contrade del mondo per cercare i più vantaggiosi sbocchi di vendita. Sono trascorsi più di due millenni da quando gli etruschi ne iniziarono la lavorazione, ma l'alabastro si lavora ancora in Volterra, ed è senz'altro l'elemento caratterizzante della sua cultura e della sua stessa storia.
Oggi poche sono le botteghe artigiane rimaste nel centro storico, ma ad esse e a quei pochi veri artigiani che in esse lavorano è affidata la conservazione della tradizione.
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